Libere di essere. L’intervento che apre la manifestazione

Buongiorno a tutte e tutti

Sono Presidente della fabbrica della città e soprattutto sono un ex consigliera che nella passata consigliatura ha lavorato con Rita Innocenti e Monica Zaccarini Presidente Comitato pari opportunità sui temi dell’autodeterminazione delle donne e delle persone in generale e contro la violenza sulle donne.

Qualche mese fa con Rita e Monica, condividendo l’obiettivo di tener viva è alta l’attenzione su questi temi, ci siamo dette cosa facciamo per il 25 novembre proprio a partire dalle esperienze sviluppate nel nostro territorio negli anni che ha visto in sinergia le Amministrazioni passate con la Città.

Abbiamo pensato di metterci in contatto con le tantissime associazioni e donne che sul territorio in questi anni hanno portato avanti la riflessione e l’azione su questi temi; soprattutto l’impegno contro la violenza sulle donne.
Devo dire e lo si può vedere dalle tante associazioni che hanno raccolto la proposta e costruito questa giornata, che le risposte sono state immediate attente e propositive.

Il 25 novembre e la data che ricorda il giorno in cui nel 1960 Le Tre Sorelle Mirabal furono torturati e uccisi La Repubblica Dominicana oggi questa data non può essere una semplice ricorrenza soprattutto Italia basti pensare che nel 2016 ci sono stati 145 dei cosiddetti femminicidi
Una donna uccisa ogni due giorni e mezzo dal proprio compagno o ex compagno
e quasi 7 milioni di donne hanno subito nella loro vita una qualche forma di violenza fisica e psicologica.

E non solo in Italia basti pensare all’ondata di denunce di molestia e violenza fatta in vari settori e paesi del mondo da donne supportate da tante altre donne. La VENDETTA DI MARILIN

Nella nostra città come così in ogni altra parte del paese non bisogna abbassare la guardia né l’attenzione, gli sforzi devono essere rivolti alla prevenzione e al contrasto di ogni forma di violenza di genere al sostegno e l’aiuto nei confronti delle vittime.

Il 18 scorso con le donne delle associazioni e alcuni uomini ci siamo trovate per un bellissimo incontro di parola, scambio e racconto – ospiti delle donne del centro culturale islamico- che ci ha stimolato a continuare mensilmente questo coordinamento perché il lavoro da fare contro la violenza nella nostra città è ancora tanto e necessario.

In quella occasione è stato presentato un appello di uomini agli uomini per l’assunzione di responsabilità da parte di questi della violenza sulle donne.
Appello a tutt’oggi firmato da 130 uomini e che è possibile firmare in questa giornata e in futuro.

Oggi noi pensiamo (come recita il documento di Non Una di Meno) che la violenza maschile contro le donne attraversa tutti gli ambiti delle nostre vite, si articola, autoalimenta senza sosta dalla sfera familiare e delle relazioni, a quella economica, da quella politica e istituzionale, a quella sociale e culturale, nelle sue diverse forme e sfaccettature – come violenza fisica, sessuale e psicologica.

Attraverso gli stereotipi sessuali, il diritto, la chiesa o altri istituti religiosi e, soprattutto, attraverso la famiglia – evidenziando la connessione intima tra questi strumenti di dominio e l’imposizione della norma eterosessuale.

Nel panorama nazionale e internazionale gli interventi istituzionali contro la violenza sono spesso inseriti all’interno di provvedimenti emergenziali per la sicurezza. In Italia, le misure attuate fino ad oggi si sono rivelate inconsistenti e parziali.
Le istituzioni continuano a considerare la violenza di genere un fatto privato come purtroppo, lo si evince dai dati, lo vivono troppe donne nella solitudine della loro casa, nel senso di vergogna e di terrore.

Non possiamo dire che la violenza sulle donne è un problema emergenziale viene da lontano e resiste nel tempo ed è espressione di quel patriarcato che, pur avendo subito sconfitte epocali da parte del femminismo, torna, come onda sotterranea, soprattutto in questi tempi di ricomparsa e sdoganamento dell’ideologia fascista e razzista.

Per questo è necessario riprendere tutte e tutti insieme la parola e costruire e consolidare spazi in cui sia possibile partire da sé, praticando forme di resistenza e di autogestione; aprire contesti in cui si possano decostruire le relazioni di potere e le asimmetrie; luoghi dove le nostre pratiche antiautoritarie e modelli di socialità liberi dalla violenza siano prioritari, dove sperimentare nuove modalità di relazione e di cura.

Continuare ciò che è stato costruito in questi anni sul territorio

  • la sicurezza non a parole ma con la rigenerazione degli spazi urbani a rischio (dalla Stazione FS ai sottopassi pedonali)
  • la prevenzione degli abusi e l’accoglienza delle donne maltrattate grazie alla Rete cittadina antiviolenza e al Centro Antiviolenza presso l’ospedale Bassini
  • una grande battaglia culturale fatta di interventi in città e nelle scuole perché la violenza maschile è in primo luogo il prodotto di un contesto culturale ancora fondato sul patriarcato, cioè sulla convinzione della superiorità sociale degli uomini.

Per questo questa marcia è importante per essere libere di essere. Come è importante continuare la relazione tra noi e il lavoro di questi anni.
Non sarà la pioggia che ci fermerà