” No a CasaPound” la marcia dei mille per la democrazia

La Repubblica, 19 gennaio 2019 - Edizione di Milano
Sara Bernacchia

Sesto ricorda i nomi dei deportati e si oppone al convegno dell’ultradestra contro l’Europa ospitato in serata in una sala del Comune

Circa trecentocinquanta spettatori per il convegno ” Nessuna Europa possibile” con sottotitolo ” Se non ci liberiamo dell’unione europea”. Ieri sera a Sesto San Giovanni, allo spazio Arte, a ottocento metri dal Comune, s’è tenuto l’incontro organizzato da Casa-Pound. La zona è presidiata da cento persone, tra polizia e carabinieri, e il gruppo degli oppositori è rimasto lontano.
Nel pomeriggio, piazza piena sino alle 19,45 e mille persone al corteo organizzato dall’Anpi, che ha avuto il clou con una serie di nomi e cognomi ripetuta quasi 350 volte. Sono le vittime, gli operai deportati e morti, i partigiani, cognome, nome, fabbrica, cognome, nome, fabbrica. A leggere la lista, con la voce spesso rotta dall’emozione, sono i parenti, figli e nipoti. I nomi compaiono sulle lenzuola appese sotto al municipio. Molti erano operai, della Falk, la Breda e la Pirelli, che nel marzo del ’ 44 scioperarono per otto giorni, stanchi di produrre le armi per combattere la guerra che affamava l’Italia: «Non vogliamo qui i fascisti del terzo millennio, come si definiscono loro — esordisce Lina Calvi, presidente di Anpi Sesto, promotore della contromanifestazione di piazza della Resistenza — . Sesto ha una storia che non può essere dimenticata: abbiamo pagato in sangue la libertà di cui godiamo oggi».
Il messaggio è chiaro: la città si oppone alla manifestazione organizzata tra le polemiche, la petizione online ha superato le 8mila firme, la presenza fisica è massiccia. « È un’offesa gravissima, ma stando qui, abbiamo l’opportunità di far vedere che esiste un’Italia democratica e antifascista, che non si lascia opprimere e non si fa mettere i piedi in testa» sottolinea la presidente nazionale di Anpi, Carla Nespolo. «Mio padre è stato arrestato dopo lo sciopero ed è morto a Mauthausen — spiega Peppino Valota, presidente dell’Aned di Sesto — Siamo fieri del sacrificio di coloro che hanno lottato per far sì che potessimo vivere in democrazia » . « Concedere spazi a chi si definisce fascista del terzo millennio non è solo un errore ma un’offesa alla storia del nostro Paese», dice durante il suo intervento il deputato Pd Emanuele Fiano.
La piazza si è riempita, prevalgono le bandiere rosse della Cgil, ma ci sono anche quelle dei partiti (Pd e Pci, ancora) e del M5S, ma si vedono soprattutto persone comuni. «È giusto stare qui, perché le cose accadute a Sesto durante la guerra non devono ripetersi e oggi questo rischio, purtroppo, c’è » spiega Cecilia, 16 anni, alla manifestazione con la madre Alessandra, che aggiunge: «Mi ha chiesto di accompagnarla, è giusto che i ragazzi prendano posizione contro questi fenomeni».
La contromanifestazione con il passare delle ore diventa un presidio che, dicono gli organizzatori, « Deve essere una festa » e l’atmosfera è quella, soprattutto con l’arrivo della notte: c’è la musica, si canta ” Bella ciao”, si tirano fuori i cellulari quasi fosse un concerto. Il senso della giornata lo coglie Serafino, 80 anni, che alla domanda sul perché partecipa risponde: «Vivere in società significa essete tutti soci, ognuno può pensare ciò che vuole, ma il rispetto per le persone che ci hanno dato la libertà non deve mancare » . La distanza con Casa-Pound è siderale in senso politico, con Angela De Rosa che ringrazia il sindaco forzista « per non aver ceduto alla pressioni» e fa scattare l’applauso per Jan Palach, che si uccise a Praga e la cui memoria viene così «violentata e distorta», dicono dalla piazza, da questi post-fascisti. Ieri capitanati dal romano Simone Di Stefano, segretario nazionale.