Rita Innocenti

Nata ad Arezzo nel 1959 e arrivata a Sesto con i miei genitori l’anno successivo, sono diventata sestese come tante e tanti con il boom economico degli anni ’60 e ho vissuto la grande stagione del cambiamento sociale e delle passioni politiche collettive degli anni ’70. Le radici della mia famiglia sono contadine, mezzadri e carrettieri nella campagna del Casentino, e io, come diceva Guccini, sono “della razza mia la prima che ha studiato”; di questo devo ringraziare in modo particolare mia madre che con grande sensibilità ha creduto in me e nel valore della cultura.
La mia formazione è avvenuta tra Monza e Milano, dove mi sono laureata in filosofia nel 1984 presso l’Università Statale. Nel 1987 ho vissuto un anno a Washington DC, dove ho avuto la fortuna di leggere e viaggiare molto, conoscere tante persone e culture diverse, un’esperienza bellissima che ha segnato la mia vita. Dopo il concorso, sono entrata in ruolo come docente di storia e filosofia e ho insegnato al Liceo scientifico Giulio Casiraghi del Parco Nord per quasi vent’anni, anni ricchi di formazione, lavoro (non solo come insegnante ma anche come autrice di testi scolastici), incontri e relazioni umane, grandi amicizie e tanti progetti, convegni e viaggi. Nel 2008, a seguito di un bando, ho accettato l’incarico di responsabile della didattica e delle attività culturali presso la Fondazione Memoria della Deportazione di Milano, istituto storico della rete Insmli, dove ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con Gianfranco Maris, presidente dell’Aned – Associazione nazionale dei deportati politici, Giovanna Massariello, Ionne Biffi, Peppino Valota e molte altre persone ricche di storia e umanità. Sono stati 4 anni intensi, di crescita umana e professionale, nella quale mi sono messa alla prova in un lavoro di progettazione di interventi culturali e formazione per adulti, che ha richiesto di sviluppare capacità di lavorare in rete con altre associazioni e istituzioni, costruire progetti e ricercare fondi per finanziarli.
In quegli stessi anni ho ricominciato a fare politica attiva diventando socia di Usciamo dal silenzio, associazione che insieme ad altre ha organizzato a Milano il 13 febbraio 2011 la grande manifestazione Se non ora, quando? in difesa della dignità delle donne e dell’Italia. Sempre nel 2011 ho preso parte attiva alla campagna elettorale che ha portato Giuliano Pisapia a diventare sindaco di Milano, candidandomi come indipendente nella lista di Sinistra, ecologia e libertà. Quando nel 2012 mi è stato chiesto di dare il mio contributo alla campagna elettorale del centrosinistra a Sesto e, dopo le primarie, di appoggiare la candidatura di Monica Chittò ho pensato che fosse giusto restituire alla mia città alcune delle mie capacità. Così nel giugno 2012 ho accettato, come indipendente nella lista di SEL, le deleghe alla Cultura, pari opportunità, rapporti con l’associazionismo e il volontariato nella nuova giunta Chittò.
In questi anni ho lavorato secondo alcune linee guida fondamentali:
• praticare in ogni forma e luogo una vera democrazia partecipata, in cui la relazione tra cittadini/cittadine eletti ed elettori fosse continua, trasparente e fruttuosa, e una democrazia dell’uguaglianza delle pari opportunità, che significa uguali diritti per tutti e tutte;
• riempire tutti gli spazi disponibili, e se possibile aprirne di nuovi, con cultura e aggregazione – perché gli esseri umani sono animali sociali e quindi “fatti” di cultura;
• creare in città reti e spazi fisici, come la Casa delle Associazioni, per mettere in relazione quanti, e sono tantissimi, si occupano di cultura, volontariato e solidarietà, diritti e pari opportunità, scuola e giovani, sport, disabilità, musica, teatro, benessere psico-fisico e moltissime altre cose ancora;
• restituire nei modi più diversi il valore della propria identità alla nostra Sesto, città grande nella storia dell’industria nel mondo e grande nella storia della democrazia in Italia, città che è cresciuta nella interazione dialettica tra culture e persone diverse, un’identità che non è una memoria del passato, quanto piuttosto un dono e un compito per il futuro.