Una città per lavorare

Primo fra i diritti il lavoro, perché il lavoro significa dignità per uomini e donne, futuro per le giovani generazioni, dignità e futuro che la politica deve essere capace di difendere anche in epoche di crisi, come quella che stiamo ancora vivendo.

Come FABBRICA abbiamo incontrato cittadine e cittadini, che hanno condiviso con noi la preoccupazione per la precarietà e per il lavoro che manca, e insieme abbiamo cercato di rispondere a un interrogativo fondamentale:

Cosa può fare un’Amministrazione comunale per le politiche del lavoro?

Tre sono i terreni su cui il nostro Comune deve avere un ruolo centrale:

  • rimettere in moto il meccanismo virtuoso della programmazione economica, orientare e mettere insieme competenze e idee tra soggetti diversi – imprese, sindacati, istituzioni finanziarie, scuole e Università – per ridare slancio al territorio;
  • sostenere e supportare la rigenerazione e il riuso degli spazi e dei luoghi abbandonati perché le città, proprio come gli organismi, si modificano rapidamente: compito della buona politica è accompagnare e governare queste trasformazioni per il bene dell’intera comunità;
  • riportare al centro del dibattito e della politica la dignità del lavoro, che è dignità di uomini e donne e della loro vita, perché non sono gli esseri umani al servizio dell’economia, ma è l’economia che deve rimettersi al servizio degli esseri umani.

La programmazione economica del territorio

In questi anni abbiamo lavorato per realizzare l’insediamento della “Città della salute e della ricerca” (CSR), polo pubblico di cura e di ricerca ad alto contenuto scientifico tra i più importanti al mondo, che raggrupperà due IRCCS l’Istituto Nazionale Tumori e l’Istituto Besta. Grazie all’intelligenza e alla volontà politica dell’Amministrazione, che sta presidiando le diverse fasi della grande trasformazione delle aree ex-Falck, il più grande Sito d’interesse nazionale (SIN), si è già realizzata la prima fase delle bonifiche nell’area su cui sorgerà il Parco tecnologico della CSR.

Una volta completata l’intera trasformazione, saranno restituiti alla città e al paese 1 milione e mezzo di mq. di territorio bonificato e con l’avvio della “Città della salute e della ricerca” Sesto si collocherà in un contesto di sviluppo nazionale ed europeo, di cui beneficerà l’intera vita della comunità.

La localizzazione di attività legate alle biotecnologie presso un parco scientifico consente di disporre di strumenti tecnici e di attrarre finanziamenti necessari a sostenere le attività, permettendo l’accesso a un network nazionale e internazionale di operatori del settore. La rete dei parchi italiani ha svolto un ruolo fondamentale nella creazione d’innovazione e ha rappresentato un punto di riferimento importante per lo sviluppo delle industrie del comparto delle biotecnologie.

Attualmente però la situazione economica e finanziaria ha cambiato le prospettive e porta a riflettere sul fatto che un parco tecnologico biotech in un puro contesto di campus o di incubatore d’impresa rischia di non decollare. Pertanto in una progettualità più ampia come nelle aree ex-Falck, la creazione di un polo biomedico in cui una parte di assistenza clinica si sposi alle tecnologie più avanzate e a una formazione di scuola superiore, attrarrà su Sesto nuove attenzioni ed inoltre offrirà un miglior servizio alla salute.

Riteniamo indispensabile iniziare un percorso culturale che illustrerà come da Sesto nasceranno nuovi paradigmi di prevenzione e terapia, di medicina del lavoro, e questo senza attendere l’insediamento dei due nuovi Istituti, ma partendo fin da ora e valorizzando il contesto esistente.

C’è un filo rosso che collega questa grande trasformazione al passato industriale della nostra città: il filo rosso della salute. Si parlava di malattia in fabbrica, poi di salute in fabbrica, ora di salute fuori dalla fabbrica. E’ come vedere il passaggio dalle tute blu ai camici bianchi. Vogliamo sottolineare il grande orgoglio che tutta la comunità dovrebbe sentire per sapere che nel nostro territorio la sfida cui si lavora è tra le altre il brevetto di un nuovo farmaco antitumorale.

Sesto San Giovanni, città “Fabbrica della Salute”.

E su questo profondo mutamento l’Amministrazione comunale non deve abbandonare il ruolo di programmazione ed indirizzo. Occorre muoversi per un rinnovato rapporto con le Università e i Centri di ricerca che su quel polo graviteranno, è necessario avviare uno studio accurato su quali saranno i nuovi lavori di cui ci sarà bisogno, stendere con le scuole superiori del territorio progetti mirati di alternanza scuola-lavoro e sostenere la formazione necessaria ai nuovi insediamenti produttivi e di servizi.

Bisogna dotare la città di luoghi e attività di supporto alla “Città della salute e della ricerca”. Pensiamo alla necessità di aprire dei campus universitari con tutti i servizi indispensabili agli studenti, alla possibilità di realizzare uno spazio di documentazione su  malattia, cuda e salute, alla necessità di offrire dei siti per l’avvio di spin-off in ambito universitario/accademico.

E ancora capire quanto la città possa fare per diventare anche la città dell’accoglienza per i malati e le loro famiglie che graviteranno sulle due strutture di cura: alloggi temporanei economicamente accessibili o addirittura gratuiti, reti di sostegno, ascolto e aiuto, servizi per agevolare e semplificare le necessità quotidiane di chi già sta vivendo un periodo difficile della propria vita.

E’ evidente che questa trasformazione dovrà avere importanti e positivi riflessi anche sul rilancio delle imprese, dell’artigianato e del commercio esistenti, poiché si tratta di un nuovo inizio per Sesto. L’obiettivo generale è rafforzare, sviluppare e ampliare la base produttiva territoriale.

E per attivare questo processo in primo luogo è necessario conoscere in modo puntuale ed approfondito la realtà produttiva esistente, realizzando una mappatura del territorio comunale secondo le realtà aziendali, suddivise per settori produttivi, dimensioni di impresa, innovatività dei prodotti/servizi offerti, produzioni di eccellenze di mercato.

Dobbiamo però ragionare in termini territoriali più ampi del singolo comune. Il tempo in cui Sesto era il luogo centrale delle fabbriche e i lavoratori arrivavano dal territorio circostante è finito. Oggi le relazioni sullo stesso territorio sono diventate più bilanciate ed articolate, con un peso delle strutture produttive presenti nei comuni del territorio più equilibrato e con gli interscambi di merci, produzioni, servizi e lavoro non più a senso unico.

Diventa perciò importante allargare, su questa base, la mappatura della realtà produttiva di un territorio più ampio, (almeno quello indicato come area del Nord Milano, per iniziare), in collaborazione con gli Enti e le strutture dei comuni coinvolti.

Per fare ciò e per favorire l’insediamento di nuove imprese ci sembra necessario:

   confermare gli sgravi già in essere (Vado a Sesto) e verificare la possibilità di offrirne altri;

•  facilitare l’iter burocratico per nuove attività fornendo alle eventuali imprese interessate certezza su condizioni, costi e tempi per la procedura di insediamento. Si potrebbe pensare a una struttura del comune inter-assessorati, coordinata e diretta politicamente da un assessore delegato al compito specifico dalla Giunta. Lo sportello unico per gli insediamenti produttivi dovrebbe diventare realmente l’interlocutore unico dell’imprenditore interessato, per tutti gli aspetti relativi all’insediamento delle imprese, che operi sulla base di una definizione procedurale chiara e pubblica così come richiede solitamente la “Certificazione di qualità”, una sorta di “Decalogo di qualità” a cui tutti gli operatori coinvolti nel processo (pubblici e privati) debbano far riferimento ed attenersi;

• essere promotori, propulsori e coordinatori come Ente comunale o sovra comunale di politiche di sostegno al posizionamento delle imprese locali, soprattutto quelle piccole e artigiane, sui mercati di sbocco delle produzioni, con iniziative relative alla formazione, alle possibilità di finanziamento in senso lato (dal credito alla partecipazione ai bandi regionali, nazionali e, se possibile, europei), ai servizi alle imprese;

• essere elemento di stimolo e di supporto alla collaborazione/cooperazione tra imprese del territorio per favorirne lo sviluppo, attraverso iniziative tipo il microcredito o i circuiti di linking economy (tipo Linx o il più conosciuto Sardex, segnalato anche dal “Financial Times” come esempio di grande rilievo e potenzialità);

• essere stimolo e supporto alla creazione di imprese/reti di filiere produttive e di filiere con forte interscambio, con il fine di offrire prodotti e servizi integrati che possano costituire vantaggi competitivi sui mercati.

La rigenerazione, il riuso degli spazi e dei luoghi abbandonati

E’ chiaro che in un territorio in profonda trasformazione, altamente urbanizzato e costruito come il nostro, diventa prioritaria la rigenerazione delle aree dismesse piccole e grandi, il riuso, anche temporaneo, degli spazi e dei luoghi abbandonati della città, sapendo che la trasformazione non è solo speculazione.

Essere città è un valore in sé, perché significa avere, proprio come un organismo vivente, tante funzioni diverse nello stesso luogo e la capacità di rigenerarsi in continuazione e Sesto San Giovanni può diventare un interessante laboratorio “cerniera” dell’area metropolitana. Occorre lavorare per costruire luoghi elastici, con un certo grado di complessità, con differenti funzioni e destinazioni, rigenerando gli spazi lasciati al degrado e all’incuria e restituendoli alla vita dei cittadini, senza cancellare la loro storia ma con il coraggio di ripensarla aprendola a scenari nuovi.

Per questo lavoreremo costantemente per il riuso di quegli edifici, spesso abbandonati al degrado dai proprietari che non tengono in nessun conto il bene della comunità, individuando con coraggio procedure che ne permettano l’utilizzo e la messa a disposizione a favore della collettività.

Va perseguita la strada per attivare accordi, simili a quelli fatti con i proprietari di alloggi, tra il Comune e i proprietari di negozi sfitti dove, in cambio della disponibilità ad affittare i locali a canoni calmierati, si possano prevedere delle riduzioni sulle tasse comunali.

Vogliamo sperimentare l’utilizzo temporaneo dei negozi sfitti per allestire nei locali vuoti mostre ed esposizioni, per realizzare incontri letterari o esibizioni musicali, per organizzare mercatini temporanei a scopi benefici.

Proseguirà in modo ancor più deciso l’esperienza del progetto TUTTA MIA QUESTA CITTA’, promosso dall’Assessorato alle Pari Opportunità che, attraverso degli interventi circoscritti e mirati di rigenerazione e progettazione urbana, rende Sesto una città più bella, più vivibile e più sicura.

Come non esistono spazi neutri, così non esistono soggetti neutri che li abitano: ogni persona che si muove nella città riflette attraverso le sue esigenze la propria identità, in relazione al genere, all’età, alla condizione sociale, alla cultura di appartenenza. Gli spazi urbani non possono essere pensati come non-luoghi indifferenti, proprio perché al loro interno si sviluppa quella rete di relazioni umane di cui è fatta la comunità.

I bisogni di sicurezza e qualità della vita non possono avere piena soddisfazione solo in chiave individuale. Le risposte a tali bisogni devono implicare e, al tempo stesso, sollecitare azioni di cura condivise nei confronti di quel Bene Comune che è la città.

Come il degrado genera degrado, favorendo nelle persone atteggiamenti di trascuratezza o peggio vandalismo, così la presenza di ambienti curati e decorosi non solo contribuisce a migliorare la qualità della vita, ma ingenera anche comportamenti di responsabilità e cura collettiva.

L’iter progettuale di questo percorso è il seguente:

  • osservazione del contesto cittadino, per individuare luoghi e interventi specifici attraverso percorsi di partecipazione, con il coinvolgimento di cittadini/e e delle associazioni;
  • richiesta di collaborazione e partnership ai soggetti economici secondo modalità innovative. Nel proporre ai soggetti economici di dare un contributo concreto per la riqualificazione e il decoro dello spazio urbano, ciò che viene posto in primo piano è l’impegno etico dello sponsor a favore della comunità cittadina, cioè il suo gesto di cura;
  • attuazione degli interventi con successiva presa in carico dei luoghi rigenerati da parte dello sponsor, con il contributo attivo di gruppi di cittadini/e e associazioni del quartiere.

La dignità del lavoro

Viviamo una fase di non facile transizione, in cui vecchio e nuovo convivono, la fabbrica e le start up 3.0. Abbiamo di fronte la presenza simultanea di un alto tasso di disoccupazione giovanile (sotto i 30 anni) e forme di lavoro molto precario (in particolare nella fascia tra i 30 e i 40). Il risultato è una continua situazione di pesante incertezza in quella parte di popolazione che dovrebbe essere la più dinamica e attiva sul mondo del lavoro, situazione che non le consente di realizzare forme organizzative sociali stabili e le impedisce di immaginare e, a maggior ragione, di progettare il futuro.

È sicuramente più difficile capire cosa è oggi il lavoro, quale funzione sociale viene attribuita a lavoratori e lavoratrici e questo smarrimento ci rende tutti più poveri e più soli.

Dobbiamo governare questa fase e questo processo sapendo che le nuove forme del lavoro che si andranno sviluppando, saranno difficilmente gestibili con i vecchi strumenti con i quali sono state combattute le lotte per i diritti e le conquiste del passato.

La città per lavorare che vogliamo è una città per lavorare in maniera dignitosa.

E’ chiaro che l’amministrazione comunale in prima persona, in qualità di datore di lavoro importante in città, deve applicare contratti chiari, rinunciando là dove è possibile a scorciatoie che le nuove leggi permettono, ma che troppo spesso sono a discapito dei lavoratori e delle lavoratrici e creano situazioni di incertezza e precariato.

Fondamentale è poi mantenere un alto livello di controllo della legalità e trasparenza nelle procedure, negli appalti e nell’esecuzione dei lavori di riqualificazione delle aree ex-Falck, così come è già stato fatto per le bonifiche ultimate per la Città della salute. Questo anche per garantire condizioni di lavoro sicure e giuste tutele per i lavoratori dei futuri cantieri.