Eminenti rappresentanti della Fabbrica alla Marcia per la pace di Assisi

Rosaria Maltese e Paola Peri

Domenica 7 ottobre, una colonna umana di 15 km vestita di infiniti colori, animata da altrettante voci e con gli occhi di innumerevoli volti, ha animato la Marcia della Pace da Perugia ad Assisi. Un fiume dal flusso vivace e copioso che scorreva senza sosta anche sotto una pioggia che, rassegnata alla propria incapacità di fermare chiunque, a tratti si arrestava.
Un insieme di esseri umani di tutte le età, dai bimbi in passeggino agli anziani dal passo lento, quasi a voler rappresentare nell’arco di qualche ora, tutto il ciclo della vita. La fatica nel corpo, ma gli occhi felici.
Tutti lì, da ogni parte d’Italia, parlando ogni sorta di accento, per una ragione sola: la Speranza. C’era la scolaresca con i cappellini dei colori della bandiera della pace in sequenza corretta; la band di sassofonisti che suonava e cantava” Oh went de saints”; gruppi di immigrati che ballavano, cantando. E i colori della pace declinati in ogni modo: bandiere, striscioni, gonne a tutù, foulard, cerchietti, ombrelli…
Domenica si è data vita alla Speranza! Davanti ai nostri occhi scorreva proprio questo: la Speranza.
Non un’illusione, un miraggio, un sogno che dura il tempo di una marcia per poi dissolversi a fine cammino. Una Speranza che si nutre di un’energia preziosa, ostinata e inarrestabile, quell’incredibile energia riconducibile ad un’unica razza: quella Umana.
In questo incredibile flusso umano, c’erano anche Sestesi e, con orgoglio, ci piace sottolineare che in maggioranza erano donne.
C’eravamo anche noi: le donne della Fabbrica.

 


La Marcia della Pace

La prima Marcia della Pace, 20 chilometri da Perugia ad Assisi, si tenne il 24 settembre 1961. Il promotore era stato Aldo Capitini, filosofo, antifascista – tra i pochissimi che rifiutarono di la tessera per PNF e per questo perse il ruolo di segretario della Normale di Pisa – il cui pensiero programmatico sul significato della marcia è stato ricordato dagli organizzatori dell’edizione 2018, citando alcuni passaggi del discorso che egli pronunciò in occasione della prima marcia alla quale parteciparono 20.000 persone:

“Quando, nella primavera del ’60, feci a Perugia insieme con amici un bilancio delle iniziative prese e di quelle possibili, vidi che l’idea della marcia, soprattutto popolare e regionale, piacque. […]
La mia intenzione era che il gruppo di iniziativa non fosse prevalentemente di persone di partito. Sono un sostenitore del lavoro di aggiunta a quello dei partiti, che ritengo certamente utili in una società democratica, ma non sufficienti. […]
Ma debbo dire che oltre quel primo carattere, di iniziativa non dei partiti, che avrebbe dovuto assicurarmi una più facile adesione da tutte le persone e associazioni operanti in Italia per la pace, io tenevo sommamente ad un secondo carattere, che anzi era stato il movente originario del progetto: la marcia doveva essere popolare (per destare la consapevolezza della pace in pericolo nelle persone più periferiche e lontane dall’informazione e dalla politica) […]
il terzo carattere dell’iniziativa che voglio mettere in rilievo, (è che) si presentava un’occasione di parlare di “nonviolenza” a “violenti”, di mostrare che la nonviolenza è attiva e in avanti, è critica dei mali esistenti, tende a suscitare larghe solidarietà e decise non collaborazioni, è chiara e razionale nel disegnare le linee di ciò che si deve fare nell’attuale difficile momento. […] il quarto carattere dell’iniziativa: la scelta di Assisi (per richiamare San Francesco, il santo italiano della nonviolenza) come meta della Marcia che non poteva che muovere da Perugia, per ragioni organizzative”.

Leggi l’intero discorso di Aldo Capitini riportato su questo sito ufficiale:

https://www.ascformazione.net/download/fad/Aldo%20Capitini%20Marcia%20Perugia%20Assisi.pdf