Due città per un insuccesso

Sono in vacanza al mare dove vengo spesso e non devo i impegnarmi a visitare luoghi o conoscere usanze e culture. Praticamente aspetto che le ore passino. Così leggo il giornale dal primo all’ultimo articolo e ieri leggendo Repubblica, nelle pagine regionali della Liguria, c’era un pezzo di Luca Borzani di analisi del voto di Genova che pareva un pezzo sul voto di Sesto e che esprimeva così bene il mio pensiero che sembrava l’avessi scritto io. Non conosco la realtà genovese su cui quindi non mi esprimo, ma conosco quella di Sesto che vedo qui rappresentata. Lo copio qui come contributo alla nostra di anslisi, sembra lungo ma in cinque minuti si legge.

“A poco più di dieci giorni dal voto la sconfitta elettorale sembra già metabolizzata. La routine autoreferenziale sembra prevalere sulla consapevolezza della chiusura di un ciclo storico e sulla necessità di una pesante autocritica collettiva…..Prevalgono i tormentoni di quelli che sostengono di aver vinto perché avevano previsto che si sarebbe perso, di quelli che recriminano la lontananza dalla gente senza però individuarne le ragioni, di chi si muove a tentoni in un labirinto ideologico…..Insomma una sconfitta che ha i tratti con Genova, Massa Carrara, Sesto San Giovanni di una trasformazione profonda della geografia italiana, è stata immediatamente tradotta in quel politichese inascoltabile che è, paradossalmente, una delle cause l’astensionismo e della perdita di consenso. Eppure ci sarebbe tanto da discutere. A partire dalle città che sono ben più degli stati nazionali al centro dei processi di globalizzazione, che si misurano con la delocalizzazione dell’economia, con le ondate migratorie, con la competizione tra le grandi aree urbane e, insieme, con la crisi dei modelli tradizionali di democrazia rappresentativa. La grande crisi e la sconsiderata austerità, fatta pagare soprattutto ai ceti medio e bassi e alle città hanno evidenziato le contraddizioni di un welfare costoso e ormai inadeguato, moltiplicato le povertà e le disuguaglianze sociali, le precarietà e l’assenza di lavoro. Hanno trasformato antiche speranze nella paura del domani. A questo straordinario mutamento centro sinistra e sinistra non hanno dato risposte. Vale per l’intera sinistra europea, vale per ‘Italia, vale per Genova (leggi Sesto). Probabilmente la critica più forte che può essere rivolta a Marco Doria (leggi Monica Chitto) è di non aver compreso che rappresentava i punti di arrivo di una storia ormai consumata e che avrebbe dovuto essere il protagonista di un nuovo inizio. Non ci è riuscito (riuscita) per la conflittualità della maggioranza, per la carenza di risorse, ma anche per non aver imboccato con decisione la strada di una nuova partecipazione civile, di un coinvolgimento diffuso della cittadinanza. Un Comune attento all’amministrazione, alla tenuta dei servizi e al rigore finanziario ma troppo poco al suo ruolo di soggetto politico e alla qualità della vita urbana, è finito per isolarsi dalla città trasmettendo una percezione di abbandono e di distanza. Ma è ancora riduttivo leggere in questo le ragioni della sconfitta, che sono anche più lontane e profonde. E che non assolvono nessuno. Tanto meno sono aggiornabili con l’esaltazione del “non più di destra ne di sinistra” che storicamente nel nostro paese è sempre stata l’anticamera del peggior trasformismo., né riproponendo pasticciate alleanze che non corrispondono ad alleanze sociali. A Genova centro sinistra e sinistra hanno perso contemporaneamente sia quella borghesia che si collocava da anni sul versante ulivista sia nei quartieri a tradizione popolare. Né si è riusciti a scalfire l’astensione di chi ha abbandonato il voto progressista. Bisognerebbe prendere atto che da molto tempo si è spenta la luce e chiusa la porta. Per questo bisogna davvero cambiare rotta. Ricostruendo un progetto credibile di città e di cittadinanza, recuperando fiducia e autorevolezza, tornando alla bella politica, alla capacità di tenere insieme innovazione ed inclusione. Forse anche prendendo atto che i partiti non ne saranno capaci”

Buone vacanze a tutte e tutti.
Annie

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