Muri inutili e dannosi

Lunedì 22 maggio 2017, Rita Innocenti è intervenuta alla 
Radio della scuola di giornalismo "Walter Tobagi", 
che le ha chiesto di partecipare alla trasmissione
dedicata alla manifestazione "Senza Muri" di sabato 19 u.s.
Questo il suo contributo al dibattito.

La manifestazione di sabato scorso è stata innanzitutto una espressione di realismo. I tantissimi che vi hanno partecipato si sono posti di fronte al problema dell’emigrazione e a quello dell’accoglienza che ne è un diretto sviluppo, guardando in faccia la realtà e non le loro fantasie.
Bisognerebbe sempre avere la forza di cambiare le cose che si possono cambiare, la capacità di accettare le cose che non si possono cambiare e l’intelligenza di capire quali sono le prime e quali le seconde.
Il movimento che, in questi anni, sta spingendo milioni di persone nel Sud del mondo ad abbandonare le loro case per sfuggire alle guerre, alle carestie o, semplicemente, alla miseria, non rientra fra le cose che possiamo facilmente cambiare. E non si dimostra molto intelligente chi dice “Io sono contrario all’emigrazione!” È come se uno dicesse: “Io sono contrario al riscaldamento globale!”. Il fatto è che il riscaldamento globale è una realtà e bisogna farci i conti. Il punto non è dichiararsene più o meno contrari, ma mettere in atto le politiche giuste per governarlo. Lo stesso vale per i grandi movimenti migratori che arrivano a bussare alle nostre porte.
I primi a essere contrari all’emigrazione sono i migranti stessi i quali sarebbero ben contenti di potersene stare a casa loro e di non essere costretti a mettere in gioco tutto, spesso anche la vita, propria e dei propri figli, per cercare una via di salvezza.

Le cause di questo gigantesco fenomeno, che non è destinato a diminuire nei prossimi anni, sono studiate da tempo. Hanno a che fare con gli squilibri economici fra una parte del mondo, la nostra, poco popolata e molto ricca e un’altra parte dove mancano le risorse per una popolazione in crescita e in compenso abbondano le guerre, gli scontri interetnici, i conflitti religiosi. Il fatto che le responsabilità remote e spesso anche recenti di questa situazione siano riconducibili alle politiche che i paesi ricchi hanno attuato verso quelli poveri, come io penso, non è decisivo. Il problema dei migranti ci sarebbe lo stesso anche se a causare le migrazioni fossero solo cause del tutto naturali. Infatti farci i conti non è una questione di sensi di colpa o di “buonismo”. È, come dicevo, una questione di senso della realtà.

Io sono contraria ai muri non perché sono buona (anche se ci tengo a restare umana e a non volere per altri quello che non vorrei per me e per i miei figli), ma perché i muri sono prima di tutto inutili e poi dannosi. Sono inutili perché non fermano i grandi movimenti di massa e perché, prima o poi, crollano, come ci insegna la storia. E sono dannosi perché introducono massicce dosi di conflitto in una situazione che è invece perfettamente governabile con la politica e la mediazione. Non sto dicendo che è semplice: l’accoglienza è un processo complesso che non si risolve con dei panni asciutti e una minestra calda. Richiede strategie di intervento di lungo periodo, capacità di coordinamento fra istituti e organismi diversi, controllo del territorio in cui si inseriscono i richiedenti asilo e gli altri che hanno diritto al soggiorno. Dico solo che l’accoglienza è la scelta più realistica e la più conveniente sul piano sociale e politico. Ed è anche vantaggiosa sul piano economico perché costa molto meno dei muri, sia quelli di mattoni sia quelli rappresentati da dispositivi militari continuamente mobilitati e può tradursi in una importante risorsa, come dimostrano i migranti degli anni passati e oggi perfettamente inseriti nel nostro sistema produttivo (oltre ai 25 milioni di italiani che dal secolo scorso sono emigrati dal nostro paese nel resto del mondo).

 

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