Avere nel cuore una città come Sesto

di Giorgio De Vecchi

Prologo

Una bella serata in pizzeria … la pizzata di fine anno.
Genitori, insegnanti, alunni.
Bambine e bambine che hanno condiviso la scuola, lo studio, il gioco; hanno vissuto le stesse paure e le stesse gioie. Io non li conosco, ma sono certo che nessuno di loro si è chiesto chi è sestese e chi non lo è: si sono riconosciuti tutti nella scuola nello studio, nel gioco, nel tremore del compito in classe e nella spensierata gioia dell’intervallo: sestesi, italiani, abitanti della Terra.

Breve digressione

Da tempo avevo in mente di scrivere due righe sul tema della “sestesità”, concetto del quale si sono fregiate alcune forze politiche sestesi che si presenteranno alle prossime elezioni amministrative. Sarebbe troppo lungo e romperebbe il ritmo della narrazione; ne faccio allora oggetto di un altro articolo che invito a leggere, perché da quell’idea di sestesità – che mi appartiene – derivo le conclusioni di questo intervento.
In sintesi : ciò che ha definito l’identità sestese, è stato il lavoro, la solidarietà che deriva dalla condivisione della vita in fabbrica, ma che va oltre la fabbrica e si ripropone nella società.

Il fatto

Torniamo in pizzeria. I bambini, sestesi, al loro tavolo, felici.
I genitori. Si conoscono: i consigli di classe, il saluto al mattino quando ci si incrocia per accompagnare i figli a scuola prima di correre al lavoro, le feste scolastiche.
Due di loro entrano per caso in questa storia che a che fare con la sestesità. Un papà, che non conosco, candidato nella lista Sesto nel cuore; una mamma che conosco, perché candidata nella lista del La Fabbrica della città, Waafa Soufan.
Non ero in pizzeria e quindi mi limito al racconto di Waafa.
“Sai cosa mi è successo?
“C’era un papà che è candidato con Sesto nel cuore, … mi ha chiamato da lontano; urlando mi ha chiesto con faccia sorpresa «Waafà ti sei candidata?».
Mi sono avvicinata per capire cosa volesse; non sapevo che anche lui fosse candidato. Comunque ho risposto «Sì, sono candidata».
«Con chi?»
«Con la Fabbrica della città, con la Chittò»
Mi ha guardato malissimo, e mi ha chiesto «giuri che sei candidata?»
E io «perché dovrei giurare?»
La risposta: «perché non credo che sei italiana!».

Fermiamoci qui. Non ci interessa sapere come sia proseguita la serata, non è importante immaginare i pensieri e le parole che si sono poi via via concatenati.
Ci interessa sapere chi è Waafa.
Ha due nazionalità: italiana e giordana. È laureata in Scienze bancarie e finanziarie. Vive in Italia dal 2003, è residente a Sesto.
È sestese: la sua passione per il lavoro e per il volontariato (la sua storia la racconta lei stessa sul nostro sito e chi la conosce “giura per lei”!) è la stessa essenza della sestesità.
Manca qualcosa?
Non mi sento di prendermela con quel papà: manifesta il modo di sentire di tanti, non il mio. Voglio solo dirgli che nulla è più lontano dal “cuore di Sesto” di quel sottile sentimento di pregiudizio che si ferma agli occhi e vede nel volto di una persona vicina tratti che non coincidono con gli schemi che ci si è costruiti per accettare o rifiutare una persona.
Il volto: guardatelo, ritratto, quasi avvolto dalla bandiera della Fabbrica, mentre Waafa sale sul palco di piazza Petazzi per presentarsi assieme agli altri candidati ai cittadini elettori. Erano solo due o tre ore prima che andasse in pizzeria con la figlia. Possiede una bellezza innata e spontanea; ha qualche cosa di diverso dai tratti di tante ragazze italiane e sestesi, giunte a Sesto per esempio dal sud? In quanti italiani scorre sangue misto di ascendenze galliche, greche, cartaginesi, latine, unne (e quindi mongole), ostrogote, arabe, berbere, ispaniche franco germaniche, turche … tutti sono passati e tutti hanno lasciato un’eredità genetica che è la bellezza e la forza della nostra identità.

Epilogo

Vi è una sottile linea di demarcazione tra il giudizio – che si ferma alla superficie visibile (per questo si dice pre-giudizio) senza cogliere il cuore della persona che mi sta di fronte – e il razzismo. Passare dall’uno all’altro è un attimo, e neppure uno se ne accorge: non ho dubbi che quel papà giurerà «non sono razzista, ma…»
Ma … ha detto «non credo che tu sia italiana!» (spero che da buon italiano abbia usato il congiuntivo).
Io italiano, fiero di essere sestese da sempre e da sempre di avere “Sesto nel cuore” trovo che Waafa sia la mia candidata perfetta!

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