Pugnali, leggi e valori

di Marco Fossati

La legge vieta di portare pugnali nei luoghi pubblici e un immigrato di origine indiana e di religione sikh è stato multato perché ne indossava uno di 20 centimetri. Una decisione ineccepibile.

Se non che, nel respingere il ricorso presentato contro la multa, la Corte di Cassazione ha pensato bene di aggiungere che gli immigrati, oltre a rispettare la legge, avrebbero anche “l’obbligo di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale” e questo francamente lascia perplessi. Infatti lo strumento con cui operano i giudici è il codice delle leggi e non il “codice dei valori occidentali” che peraltro sarebbe ben difficile scrivere dato che il sostantivo “valori” e l’aggettivo “occidentali” sono oggi tanto abusati quanto variamente interpretati.
Ma se proprio volessimo trovare un testo in cui si fa riferimento ai nostri valori potremmo prendere in mano la Costituzione dove, all’art. 3, si legge che “tutti i cittadini … sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Dunque è previsto che vi siano religioni diverse, o nessuna religione, e quindi differenti valori di riferimento, ma questo non impedisce che tutti abbiano verso le leggi gli stessi doveri e si aspettino di essere trattati nello stesso modo.
Un’applicazione intelligente di questo principio si poteva vedere qualche hanno fa in una scuola nel Sud di Londra, posta in un quartiere periferico con una grande componente multietnica: ragazze e ragazzi inglesi di origine giamaicana, indiana, pakistana e, ovviamente, britannica. In quella scuola chi voleva vestire secondo le prescrizioni della propria comunità religiosa era libero di farlo e così, per esempio, i ragazzi sikh portavano il turbante e molte ragazze musulmane indossavano lo hijab. Ma tutti questi simboli, come il resto dell’abbigliamento, dovevano avere rigorosamente i colori della divisa scolastica.

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