Quando (disgraziatamente) i populisti vanno al potere

di Marco Fossati

I programmi politici dei populisti

I movimenti che chiamiamo populisti hanno in comune il modo di formulare e aggiornare il loro programma politico. Diversi per nome, storia, strutture organizzative, tutti operano con lo stesso metodo consolidato. Si tratta di captare i sentimenti diffusi fra le persone, non per conoscere i loro problemi e studiare le strategie per cercare di risolverli, ma per cogliere le paure più comuni, fare di tutto per alimentarle e propagarle e infine presentarsi come gli unici che sanno interpretare i veri bisogni della gente.

È il senso di precarietà che alimenta la paura

Ci sono momenti in cui ci sentiamo più fragili a causa dei problemi della nostra vita materiale e delle ansie che abbiamo per le persone che ci stanno a cuore. È allora che siamo più soggetti al timore anche di fronte a ostacoli che, in circostanze diverse, sapremmo fronteggiare agevolmente. Qualcosa di simile succede anche alla nostra società che, in una fase di difficoltà economiche come quella attuale, è attraversata da paure che sono il riflesso diretto del sentimento diffuso di precarietà e insicurezza. È il contesto più favorevole alla politica populista che non ha esitazioni nell’indicare i responsabili dei pericoli che ci minacciano: “è colpa dell’establishment!”; “è colpa dei politici che sono tutti corrotti!”; “è colpa del complotto internazionale (la grande finanza, i burocrati di Bruxelles, le case farmaceutiche, ecc.)!”; “è colpa degli stranieri che ci invadono!” e così via. Si tratta di una tecnica consolidata ed efficace perché indicare un colpevole ha sempre un effetto rassicurante e importa poco se il giudizio di colpevolezza non ha alcun fondamento. L’importante è assecondare la paura, anche se è immotivata, e accusare chi invita a una riflessione più attenta di essere un “buonista”, un “radical chic”, uno che vive lontano dai veri problemi della gente.
Questo modo di agire politico va bene quando si è alla ricerca di facili consensi e anche nelle forze politiche più responsabili sembra che ci sia chi non sa rinunciare ad adottarlo. È così che si arriva a proporre leggi pasticciate sulla legittima difesa in accordo con chi pensa che il senso di sicurezza possa aumentare dicendo ai cittadini di armarsi. Oppure si suggerisce che un crimine come lo stupro sia meno ignobile se a commetterlo è un italiano piuttosto che uno straniero.

L’incapacità di misurarsi con le scelte concrete e la sconfitta di Le Pen

Ma quando si tratta di entrare nel merito delle misure concrete da adottare, la politica dei populisti si mostra subito in difficoltà. Lo si è visto recentemente in Francia dove Marine Le Pen, abilissima quando si tratta di aizzare la gente contro gli immigrati o contro le istituzioni dell’Unione Europea, è apparsa del tutto incapace di spiegare come sopravvivrebbe il suo paese con le frontiere chiuse o con il ripristino di una moneta nazionale in caduta libera fuori dal mercato dell’euro. Per fortuna gli elettori francesi se ne sono accorti in tempo e hanno massicciamente votato contro la leader del Front National e i suoi facili slogan.

Il populismo al potere con Donald Trump

Non è successo così lo scorso novembre negli Stati Uniti dove Donald Trump è diventato presidente sull’onda di slogan tanto apprezzati da una parte degli americani quanto velleitari nella loro applicazione: “costruirò un muro per isolare il Messico!”, “caccerò via tutti i musulmani!”, “toglierò l’assistenza medica a decine di milioni di persone per far pagare meno tasse agli altri!”, e così via. In cinque mesi di presidenza, fortunatamente, né queste né altre simili promesse sono state attuate perché il sistema politico americano non concepisce la democrazia secondo il principio che chi vince fa quello che vuole, ma stabilisce un articolato sistema di controlli e contrappesi che riducono il pericolo di decisioni avventate. Ciò non toglie che il presidente degli Stati Uniti abbia un grandissimo potere ed è inquietante il fatto che questo potere sia oggi nelle mani di un personaggio che un noto giornalista americano ha recentemente descritto come “affabulatore, star ignorante dei reality show, palazzinaro dei sobborghi di New York” (Alan Friedman, Corriere della Sera).

Come proteggersi da un presidente incompetente?

Un altro editorialista ha scritto che con Trump si verifica “il fenomeno in cui la persona incompetente è troppo incompetente per rendersi conto della sua stessa incompetenza”. Poi, commentando la notizia secondo la quale Trump avrebbe rivelato importanti segreti di intelligence al ministro degli esteri russo, ha aggiunto: “Per quanto ne sappiamo finora Trump non lo ha fatto perché è un agente dei russi o per qualche altro intento malevolo. Lo ha fatto perché è superficiale, perché manca di qualunque forma di autocontrollo e, soprattutto, perché è come un bambino di sette anni alla disperata ricerca di approvazione da parte di quelli che ammira”. (David Brooks, New York Times).
Questa situazione sta ormai diventando insostenibile per lo stesso Partito Repubblicano che ha candidato Trump alle elezioni e molti hanno incominciato a parlare apertamente della necessità di attivare contro di lui il procedimento di impeachment che porterebbe alla fine anticipata del suo mandato. Come fu per Nixon ai tempi del Watergate sono soprattutto le menzogne a risultare inaccettabili e il presidente potrebbe essere messo sotto inchiesta per quelle che pronuncia quando cerca di giustificare le sue scelte incoerenti. La più grave, almeno fino a oggi, è stata il licenziamento improvviso del capo del FBI che stava indagando sulle ingerenze della Russia per influenzare le elezioni americane e proprio sui rapporti poco chiari fra Trump e la Russia, il cosiddetto “Russiagate”, il Dipartimento di giustizia ha ora aperto un’inchiesta affidandola a un ex-capo del FBI.

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