Quando non è vero che uno vale uno

Uno slogan, per essere efficace, deve essere breve e conciso, e non offre spazio per sfumature o precisazioni. Tuttavia, anche a queste condizioni, un buono slogan, politico o pubblicitario, dovrebbe essere chiaro e senza margini di ambiguità.

Ma non è così per la formula “uno vale uno”, tanto amata dai militanti del Movimento 5 stelle che la usano convinti di esprimere così un’idea forte di eguaglianza e democrazia. Infatti non ha senso affermare un principio di eguaglianza se non si chiarisce a quale ambito si applica.

È sacrosanto se viene applicato alla scelta della rappresentanza politica in cui il voto di ciascuno deve valere come il voto di ciascun altro. Oppure in ambito economico-sociale dove a tutti dovrebbero essere garantite uguali opportunità per poter sviluppare le proprie, differenti, potenzialità. Ma in altri ambiti pretendere che non ci siano diversità, e quindi disuguaglianze, non è solo assurdo, è sbagliato e dannoso.

Entrando in sala operatoria per essere sottoposto a un delicato intervento non mi sentirei affatto rincuorato sentendo che il chirurgo, l’infermiere che gli passa i ferri e quell’altro che spinge il mio lettino stanno discutendo fra loro per dividersi i compiti sulla base del principio che “uno vale uno”.
Anche sull’aereo, in attesa di decollare, non sarei contento di sapere che il pilota e gli altri membri dell’equipaggio, hostess e steward, stanno decidendo con una democratica consultazione chi siederà ai comandi.
Il fatto è che nella vita reale, rispetto alle cose da fare e alle decisioni da prendere, non è affatto vero che “uno vale uno” e una società che funziona bene è quella in cui ciascuno occupa il ruolo più adatto alle sue capacità le quali sono necessariamente diverse fra l’uno e l’altro dei suoi membri.

Per illustrare come possa essere differente il valore delle persone proponiamo un esempio, ispirato al dibattito politico di questi ultimi giorni. Nel mare in burrasca un uomo sta affogando, altri due lo osservano dalla riva.

“Perché si è cacciato in quel pasticcio?”, domanda il primo.
“Non poteva restarsene a casa sua?”.
“È tutto un businness”, ribatte il secondo con l’aria di quello che la sa lunga.
“Non sai che c’è tutto un sistema per sfruttare la rete dei soccorsi e intascarsi i nostri soldi? E dietro ci sono, come sempre, i poteri forti e, primi fra tutti, i burocrati di Bruxelles amici dei banchieri!”.

Intanto un terzo, che assisteva alla scena, è corso a prendere un salvagente e si sta dando da fare per tirare a riva il naufrago. I due di prima lo osservano irritati.

“Lo vedi? Che cosa ti dicevo? Chi lo paga quello là? Dove ha preso quel salvagente? Da’ retta a me: è tutto un mangia mangia!”.

Nel frattempo quello che stava per affogare è riuscito ad arrivare a terra. Guarda il suo soccorritore, guarda gli altri due e pensa: “Ma chi l’ha detto che uno vale uno?”.

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